lunedì 1 dicembre 2008

Una dolorosa allegria

Una storia, quella di Gianmaria, che va oltre il calcio. La storia di un giovane ragazzo siciliano tifoso dell'Inter che sognava di fare il giornalista e che oggi vive nei ricordi dei suoi cari e nella speranza di un fratello argentino da adottare...


Questa è una storia che col calcio non c'entra nulla, oppure c'entra moltissimo. Vedete voi. Io ve la racconto perchè c'ero, e perchè fa parte di quelle storie che se non le sapete, forse è meglio che ne siate al corrente. Perchè il calcio è molto, è tutto, è incredibile. Se avete voglia di calcio vero, cambiate pagina. Nessuno è obbligato a leggere tutto quello che scrivo.
Questa storia è un potente vaccino contro la sindrome da campo, perchè presenta un calcio che va oltre, molto oltre, e finisce diritto in bocca alla vita, che certe volte è una bocca avida, pure ingrata e ingoia tutto.
Anche quello che di bello c'era, Gianmaria non era bello per niente, apparentemente. Mariella e Salvo giurano che fosse bello invece.
Ma diciamo che non era nato carino, certe volte la natura fa degli scherzi. Io non l'ho mai visto, non chiedetemi giudizi. Però l'ho letto, perchè, cocciutamente, sua madre Mariella mi ha presentato il suo angelo perduto attraverso quello che aveva scritto. Gianmaria voleva fare il giornalista, anzi, aveva appena cominciato, era un adolescente. L'avessi conosciuto gli avrei detto forse no, non farlo, troppo duro adesso, troppo difficile, troppo travisato. Una professione perduta.
Ma non ho avuto occasione di dirglielo. Gianmaria era interista e viveva in Sicilia, vicino Palermo.
Mariella e Salvo Miciluzzo vivono ancora lì, e sono interisti. Ecco perchè li conosciamo, Mi avevano scritto, telefonato. Capita, certe volte, che stabilisci un legame a distanza con persone sconosciute che dopo non lo sono più. Capita. Basta non rifiutare una chiamata. Vezzo comune a molti di noi. Non siamo cattivi, semplicemente ne riceviamo troppe.
Gianmaria si è addormentato improvvisamente qualche anno fa. Mariella ha cercato di svegliarlo, ma il suo sonno è stato profondo. Definitivo, inaccettabile. Dolorosissimo. Prima, la vita era stata invece vissuta giorno per giorno, accettabile, perfino allegra. Certo, c'era questa spada di Damocle sulla testa, ma Mariella ha un credo, dice che bisogna andare pure avanti. E Gianmaria non credo abbia mai pensato, da quanto ho letto e ascoltato, da quanto ha scritto e mi è stato riportato, di sprecare neppure un giorno della sua brevissima vita.
Avrebbe potuto far strada. E' vero che il nostro lavoro oggi accoglie chi sa scrivere e chi no, ma lui aveva quella sottile marcia in più cha fa la differenza. Pur bloccato, pur fermato dalla sua stessa natura, lui sapeva usare le parole.
Mariella, dopo un po' di tempo, mi ha recuperato e raccontato questa sua storia di vita con un'accettazione e una forza incredibile. Le ho detto che lei era una forza della natura, lo penso davvero. Mi ha raccontato la tristezza, la mancanza, il dolore con una lievità accesa di vita che ha reso possibile il dialogo. La storia di Gianmaria, Mariella e Salvo è stata una lezione di vita.
Certe volte, troppe volte, la morte fa paura. Quella di un figlio mette addirittura terrore, è la cosa più contronatura che esista. Così si scappa vigliaccamente da chi se la porta appresso, come un bagaglio troppo pesante che non ti senti di metterti in spalla. Mariella ha mescolato Gianmaria e l'Inter e parlato di partite perse e vinte e allenatori andati e arrivati e giorni no e giorni sì.
E ha pensato che forse si poteva, anzi, si doveva andare avanti, non solo col Memorial che il paese di Villabate ha organizzato. Più concretamente, mi ha chiesto se le davo una mano ad adottare un bambino. Possibilmente argentino, perchè Gianmaria voleva un fratello argentino.
Abbiamo cercato con Javier e Paula Zanetti, se ci fosse mai un modo per tagliare la burocrazia, ma non c'è. Così, Mariella sta ancora aspettando, ma è a buon punto.
Questa è una storia che col calcio c'entra e non c'entra, dipende da come la si vede. Secondo me è da leggere e rileggere.
Perchè sa essere una storia dolorosissima e molto allegra. Gian Maria, era un ragazzo costretto e vivere con un Handicap motorio che non l'ho ha mai limitato in alcun modo.A me ha insegnato una cosa. Che siamo in tanti e abbiamo tanti percorsi, incrociati dal campo e dai colori, che se ci mettessimo tutti insieme saremmo un mondo di storie. E che se dovessi scegliere di esprimere un desiderio per tutti noi, vorrei che la vita ci fosse lieve.
Se passate da Villabate, o siete di lì vicino, fermatevi un momento e pensate a un sedicenne che non avete mai conosciuto, ma che, da ora, fa parte di tutti voi.
(articolo di Susanna Wermelinger)

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

davvero una storia profonda che colpisce e unisce il calcio e la gente. grande peppuccio!

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