INCONTRO CON RICCARDO GAVIOSO
Qualche tempo fa, curiosando sul social network oknotizie, mi imbatto in un blog veramente interessante di argomento prevalentemente politico. Nonostante non sempre ne condividessi le opinioni, cominciai a frequentarlo con regolarità: i post erano veramente accattivanti e fitti di pungente umorismo. Comincia un cordiale scambio di commenti tra noi e l’autore del suddetto blog, che si firma “Riccardo Gavioso”…a quel punto la curiosità prende il sopravvento, mi fiondo su google e cerco; quale non fu il mio stupore alla scoperta che avevo davanti uno scrittore (toh, una rima degna di Cavalcanti)! Riccardo Gavioso, nato a Torino, classe 1959, è infatti autore di diversi scritti di cui l’ultimo “Propensione per le tempeste”, ha avuto diversi riconoscimenti dalla critica ed è stato finalista del premio letterario Il Prione. Altra cosa che mi colpì fu la possibilità di scaricare gratis direttamente dal suo blog il libro; scaricarlo e leggerlo fu un tutt’uno.
Cinque racconti intensamente raccolti in poco meno di 80 pagine, ciascuno dei quali racchiude come uno scorcio di realtà filtrato dalla coscienza dell’autore, che tuttavia rimane apparentemente assente dalla narrazione, affidata ai personaggi. Questi ultimi sono, a mio parere, il punto di forza del libro: non puoi fare a meno di immedesimarti nella solitudine che accomuna i protagonisti di “Gocce d’acqua” (che peraltro dà voce alla forza della letteratura), ed è singolare dover adottare l’ottica di un quadrupede in ben due dei racconti, “Settimo” e “Una pagina sola”, sebbene in quest’ultimo il confine tra la bestialità e l’umanità sia straordinariamente labile.
Con grande gentilezza, Riccardo ha risposto al mio invito e si è sottoposto, in esclusiva per i lettori del “Giuseppe Pellitteri’s blog, ad una piccola intervista via e-mail che riporto integralmente. Diciamo che è come offrirgli virtualmente un caffè qui da noi… Per questo lo ringraziamo vivamente e vi lasciamo il link del suo blog: www.lapennachegraffia.blogspot.com .
Come sosteneva De Crescenzo, in Italia ci sono moltissimi libri, ma solo una dozzina di autori possono permettersi di vivere esclusivamente di scrittura. In attesa di entrare a far parte del novero (scherzo, ovviamente), pur laureato in giurisprudenza, faccio un mestiere noiosissimo e ripetitivo: il venditore. Spiegare il perché sarebbe storia lunga e altrettanto noiosa.
Nasce dall’invito dell’amico Gianni Crestani, che aveva scritto un ottimo tutorial su come creare un blog da zero, e dall’esigenza di offrire un minimo di visibilità al libro che, grazie al POD (Print On Demand) era divenuto acquistabile, o scaricabile, sul web. Fino a quel momento non sapevo nulla di blog e delle grosse potenzialità offerte da un mezzo di comunicazione innovativo e anticonvenzionale. Finita la creazione, il settimo giorno mi sono riposato, ma non ho potuto eludere la domanda: perché qualcuno dovrebbe arrivare al blog e di conseguenza al libro? Occupandomi di commercio, mi sono ricordato che il miglior veicolo di vendita è sempre il campione del prodotto, e ho iniziato a scrivere qualche post e ad utilizzare gli aggregatori. Ora dal blog sta nascendo un libro che, escludendo i “postini delle sei” (che vogliono essere una semplice battuta su un fatto del giorno), raccoglie cento articoli e cento fotografie apparsi nel mio spazio internet, e quindi il cerchio si sta chiudendo.
Con questa domanda mi hai reso felice: diverse persone sostengono che le due cose siano simili, e io, pur avendo imparato che l’autore è in assoluto la persona meno adatta a giudicare il proprio lavoro, tutte le volte rimango perplesso. Sul blog lo stile è aggressivo, molto diretto e sarcastico; nei libri utilizzo un linguaggio abbastanza ricercato, e il contenuto mi pare decisamente rivolto all’introspezione. “In buona sostanza”, leggendo i libri non dovrebbe essere riconoscibile il mio orientamento politico, che nel blog è invece evidente.
Conosco abbastanza bene il mondo dell’editoria. Per un esordiente la prima tiratura con un editore di primissimo piano non supera le due-tremila copie. Calcolando un paio di euro di diritti e tolta la parte che spetta allo stato, se il libro non è tra quel un per cento che riesce a scalare le classifiche, a malapena salta fuori un viaggetto, extra e escursioni non inclusi. Per farsi pubblicare una raccolta di racconti in Italia bisogna chiamarsi Calvino, Buzzati o perlomeno Baricco: quindi la sorte del racconto è l’autopubblicazione, e la scelta diventa tra vendere un centinaio di copie o farsi leggere da duemila persone. A questo punto ritengo di non aver rinunciato a molto preferendo la seconda ipotesi.
In ogni caso la scrittura è un mezzo di comunicazione, anche se oggi è di moda dire che si scrive per sé stessi e trasformarla in una sorta di “ inchiostroterapia ”. Se non si viene letti, la comunicazione muore sul nascere, e invece della scrittura uno avrebbe fatto meglio a scegliere la meditazione. Il fatto di essere entrato in contatto tramite il libro con oltre duemila persone e tramite il blog con quasi trecentomila (alcune diventate grandi amici, alcune che mi seguono dall’estero) è una minuscola gigantesca soddisfazione. Per quanto riguarda la remunerazione, paga sicuramente di più il blog, che ora sto un po’ trascurando, ma nei periodi in cui gli ho dedicato più tempo mi ha aiutato a far passare una discreta quantità di dollari dalle mani degli americani a quelle degli africani, tramite l’ottimo progetto RUTF (cibi terapeutici pronti per l’uso, o Nutella dei Poveri come preferisco chiamarla) di Medici senza Frontiere.
In ogni caso la scrittura è un mezzo di comunicazione, anche se oggi è di moda dire che si scrive per sé stessi e trasformarla in una sorta di “ inchiostroterapia ”. Se non si viene letti, la comunicazione muore sul nascere, e invece della scrittura uno avrebbe fatto meglio a scegliere la meditazione. Il fatto di essere entrato in contatto tramite il libro con oltre duemila persone e tramite il blog con quasi trecentomila (alcune diventate grandi amici, alcune che mi seguono dall’estero) è una minuscola gigantesca soddisfazione. Per quanto riguarda la remunerazione, paga sicuramente di più il blog, che ora sto un po’ trascurando, ma nei periodi in cui gli ho dedicato più tempo mi ha aiutato a far passare una discreta quantità di dollari dalle mani degli americani a quelle degli africani, tramite l’ottimo progetto RUTF (cibi terapeutici pronti per l’uso, o Nutella dei Poveri come preferisco chiamarla) di Medici senza Frontiere.
Credo che nessuno dei personaggi del libro abbia una pur vaga rassomiglianza col mio modo di essere, ma ognuno di essi si porta a spasso una miriade dei miei difetti. A ben pensarci però uno molto simile c’è: il lupo!
Quello da cui prende il titolo il libro ha ottenuto diversi riconoscimenti ed è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione “… è sicuramente il figlio nato con la camicia.
Offrire tutti gli spazi possibili e immaginabili per fare cultura, sperimentare cultura, ascoltare cultura: che siano le note della chitarra di Hendrix o l’ultimo capitolo dell’ “Ulisse” di Joyce, non ha la minima importanza. L’impegno sociale e civile nasce dalla conoscenza: se un giovane ha davvero la possibilità di comprendere i meccanismi che regolano la sua piccola comunità e il mondo intero, il desiderio di smontarli e rimontarli in modo diverso sarà del tutto naturale.
Ci sono stato diversi anni fa e ho visto troppo poco. Sogno di poter venire qualche giorno con calma: grazie a Camilleri (un autore ingiustamente bistrattato, specie per quel che riguarda i romanzi storici) ho imparato a capire e ad amare la vostra bellissima lingua e molte delle vostre tradizioni. La Sicilia è terra autentica e generosa come la vostra cucina e i vostri vini, ricca come la sua letteratura. Vedo anche una gran voglia di riscatto, soprattutto tra i giovani: sarà un viaggio lungo, ma ormai è intrapreso e non ci si può più voltare indietro.
Un abbraccio a te e a tutti gli amici del Giuseppe Pellitteri’s blog, con la speranza che i saluti, prima o poi, riesca a farveli “ di pirsona pirsonalmenti “ come direbbe Catarella.
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7 commenti:
per me è stato davvero un piacere, oltre che un onore, essere ospitato dal vostro spazio internet. Uno spazio che dimostra come la tecnologia e il web possano essere usati per un compito che merita tutta la nostra ammirazione: difendere un paese, salvare il suo passato e offrigli un futuro. Un Paese senza paesi, oltre che una contraddizione lampante, finisce per essere un contenitore di alienazione ed emarginazione.
Ancora grazie agli amici di Bompensiere, e in particolare al gentilissima Katia che mi ha offerto questa opportunità, e un buon fine settimana.
allora katia santa subito!!!
Ringrazio lo scrittore Riccardo Gavioso per essersi concesso a questa intervista. Se dovesse tornare in Sicilia saremmo ben lieti di invitarlo ad una cena nel nostro piccolo paesino.
GRAZIE allo SCRITTORE RICCARDO Gavioso per i consigli sulle ,eventuali, proposte da fare
alla nostra AMMINISTRAZIONE; penso che noi giovani abbiamo tanta buona volontà e con qualche suggerimento
possiamo imboccare le stade giuste.
P.S. mi propongo di leggere il suo libro.
Sempre raffinato il VASINO.
Per favore, inserite solo commenti inerenti al contenuto del post...grazie!
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