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martedì 8 aprile 2008

FLAMENCO

Le ipotesi etimologiche del termine flamenco sono nate dalla necessità di dimostrarne l'influsso arabo o ebraico. Si tratta di ipotesi non scientifiche, a volte probabili, a volte fantasiose. In ogni caso, tutte sono orientate ad escludere un qualsiasi nesso con la cultura fiamminga. Ciò ha indotto o costretto più di uno studioso a fare salti mortali per spiegare che le Fiandre non hanno avuto alcun ruolo nella nascita e nello sviluppo del flamenco.

Poichè dal punto di vista della melodia, è innegabile una sorta di spiritualità araba, è stato quasi inevitabile per molti fautori di questa tesi provare a teorizzare la composizione altrettanto araba del nome stesso. Analogo discorso si è fatto in relazione ai movimenti della danza, che sono diretta emanazione delle tradizioni coreiche andaluse e in particolare del fandango. Così come hanno 'scavato' nel nome flamenco coloro che lo considerano una derivazione del cante hondo, un canto popolare che i gitani andalusi avrebbero creato su basi musicali ebraiche.

candelori nadia e fiandrotti diaz elisa, che hanno fatto delle ricerche approfondite sull'argomento, riportano nell'opera Il flamenco, Milano, Xenia, 1998, le seguenti ipotesi etimologiche, quantunque prive di fondamento:

  • flahencou: canzoniere

  • felahmen ikum: contadino

  • felai kum: contadino (variante di felahmen ikum)

  • felau mengu: contadino che fugge

  • flamencos: canti di sinagoga degli ebrei spagnoli

  • yom tod: giorno di festa (ne sarebbe derivato il termine jondo: profondo, che indica un preciso stile di flamenco)

  • flamenco: fenicottero (presunta somiglianza tra il modo di camminare dei gitani e il movimento del fenicottero a terra)

I popoli che hanno lasciato una traccia significativa del loro passaggio nella cultura e nelle tradizioni dell'Andalusia sono gli arabi e, limitatamente al periodo di permanenza (fino al 1492), gli ebrei. A questi si deve aggiungere la pacifica irruzione dei gitani che, cacciati via da mezzo mondo, si stabilirono in Catalogna, provenienti dalla Grecia, a cominciare dal 1425. I gitani erano un popolo di ballerini e di musicisti. Ma la Monarchia spagnola fu spesso molto dura con loro. Per tutto il '500 e il '600 fu loro vietata ogni attività che non fosse quella di braccianti agricoli. Ma la loro vocazione era il ballo, e lo praticarono sempre: quando fu possibile, alla luce del sole; quando non fu possibile, nella clandestinità. Col tempo diventarono di fatto i migliori interpreti del folklore locale. Quantunque vivessero ai margini della società, ebbero il calore e la complicità dei ceti meno abbienti con i quali vennero a contatto. Appresero tutti i balli andalusi ed africani, assimilarono i vari stili musicali arabi, sudamericani ed ebraici, interiorizzarono fandango, jaleo, seguidilla, guineo e guaracha. Sempre mettendo in ogni danza il massimo di passione, di trasporto, di pathos.

Gli storici sono divisi su due ipotesi relativamente alle origini del flamenco, come fenomeno letterario:

  1. E' un fenomeno andaluso, espressione genuina del folklore locale, non contaminato da elementi esterni, nonostante i contatti con tanti altri popoli.

  2. E' un prodotto tipico dei gitani che bene assimilarono la cultura locale e riuscirono ad arricchirla attraverso l'integrazione di molti stili e di varie f

    ilosofie.

La sintesi di queste due posizioni che possono sembrare contrastanti (ma non lo sono) è la seguente:

  • I gitani diventarono parte integrante della società andalusa, attestandosi allo stesso livello economico e culturale dell'ampia fascia povera della popolazione. La durata secolare del latifondo aveva creato una comunità di gente in miseria. Ne conseguiva un livellamento sociale verso il basso della stragrande maggioranza

    della popolazione. La filosofia di vita di questa folla di poveracci aveva i classici segni distintivi delle culture delle masse emarginate:

    • Uno spiccato senso religioso, frammisto ad un fatalismo di fondo.

    • Una naturale gioia di vivere e la capacità di godere di piccole cose: il canto, il vino, la musica e il ballo.

    • La sensualità accentuata, che veniva fuori in modo prorompente dal contesto, apparentemente contraddittorio, in cui si mescolavano sacro e profano, senza precise linee di demarcazione.

Il flamenco era l'espressione artistica e poetica di una comunità di questo tipo, dove l'emarginazione riguardava un intero popolo al cui interno le autorità promuovevano, attraverso le leggi, una ulteriore discriminazione nei confronti dei gitani. Ma la povertà rende solidali: ed infatti i gitani si fecero paladini e custodi del comune sentire andaluso. Leggendo le raccolte di versi che ci sono state tramandate, si colgono i seguenti temi ricorrenti: la durezza del lavoro, le difficoltà della vita, l'avverso destino, l'amore difficile e la morte.

Gli stili musicali del flamenco sono detti palos. Ne esistono più di 50, anche se alcuni di questi sono eseguiti molto raramente. I palos sono classificati secondo criteri musicali (ritmo, tonalità, melodia), e non (ad esempio l'origine geografica). Alcuni di essi provengono da altri generi musicali e sono stati "aflamencados" nel corso del tempo come la sevillana, il fandango, la farruca e altri "Canti del Levante".

Il modello ritmico del "palo" con il numero di battiti e l'accentazione è chiamato "compás". Lo stesso termine è usato anche per indicare la base melodica tipica di un "palo". All'interno di una rappresentazione tipica di flamenco il chitarrista suona degli assoli melodici (falsetas) intervallati a dei momenti in cui predispone un "tappeto sonoro" (compas) per il cantante. Quest'ultimo intona delle "letras" (strofe), mentre quando il ballerino esegue un assolo di battito di piedi (zapateado) si dice che sta eseguendo una "escobilla".

Alcuni palos vedono la presenza di chitarra, canto e ballo, altri solo di canto (si dicono "a palo seco"), altri solo canto e chitarra e non vengono di norma accompagnati dal ballo.

La classificazione dei "palos" flamenchi è controversa anche se di massima vengono divisi due grandi gruppi: il "cante jondo" (cioè profondo) e il "cante chico" (piccolo). Al primo appartengono palos solitamente di sofferenza con presenza di cante tragico, come la soleà, la seguiriya, la petenera, ecc. Al cante chico appartengono generi più leggeri come la buleria, il tango flamenco, l'alegria ecc. Tra questi sono presenti anche palos detti "de ida y vuelta", cioè di andata e ritorno (dall'america) come la guajira e la colombiana che presentano sonorità più latinoamericane. Caratteristica del flamenco sono le sonorità musicali tipiche del modo musicale frigio dominante.

Fonti:

www.wikipedia.it

www.superballo.it


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